Copertina del libro Nella carne, nel cuore. Book cover.

Poesia: uno spazio per essere più umani

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Ho da poco pubblicato Nella carne, nel cuore.
Un libro in cui ho cercato di intrecciare riflessioni, poesia e racconti, adottando uno stile poetico per esplorare — da prospettive diverse — emozioni, intuizioni e pensieri. Questa pubblicazione è stata anche un’occasione per tornare a riflettere sul significato dello scrivere e, in particolare, dello scrivere poesia.

Sono appassionato di arte e letteratura, ma la mia formazione è scientifica e tecnica. Ho lavorato a lungo in contesti tecnologici, immerso nell’innovazione e nella ricerca. Accanto a questo mondo, però, ho sempre coltivato la scrittura. Scrivere, per me, è un gesto che libera e che dà profondità all’esperienza. La poesia, in particolare, è uno spazio di ascolto e di verità. Credo possa essere preziosa anche per chi lavora in ambiti scientifici e tecnologici, dove il pensiero è spesso orientato alla struttura, alla soluzione, all’efficienza.

Leggere poesia

La poesia è una forma letteraria non immediata. Forse è anche per questo che i libri di poesia sono spesso brevi: il testo chiede di essere riletto, abitato, attraversato.
Per chi ama certi rituali, l’esperienza può ricordare il sorseggiare un whisky intenso: va degustato lentamente, senza fretta. Oppure l’osservazione di un quadro, dove lo sguardo oscilla tra il dettaglio e l’insieme, lasciandosi scaldare dai colori e dalle forme.

Pubblicare poesia è sempre una sfida. Non è intrattenimento rapido, non è una narrazione lineare. Richiede attenzione, disponibilità, coinvolgimento. Il ritmo, la musicalità delle parole, il loro peso simbolico conducono il lettore in una dimensione diversa, più fragile e più profonda. A volte si cerca di “decifrare” il poeta, quando forse basterebbe lasciarsi attraversare dalle immagini, dai suoni, dalle atmosfere.

Nella premessa a Il sentiero sull’acqua mi chiedevo che cosa possa dire oggi la poesia a lettori sommersi da parole, messaggi, contenuti continui. Continuiamo a chiederle di aprire spazi, di evocare significati, di creare risonanze profonde. Cerchiamo, come scriveva Montale, “la parola che squadri da ogni lato l’animo nostro informe”, e quella che l’autore del Sublime definiva “la risonanza con una grande anima

La poesia non è morta

La poesia non è morta. La cerchiamo nelle canzoni, nei versi che ci restano addosso senza sapere perché. Sentiamo tutti il bisogno di momenti di verità da vivere con vulnerabilità.

In Nella carne, nel cuore ho scritto:

Viviamo un tempo che ha bisogno di poesia.
Ma, in fondo, ogni tempo ha bisogno di poesia.
Abbiamo bisogno di parole che ci tirino fuori dal tempo,
per capire — e poi amare — il nostro tempo.

In un mondo che corre veloce e che spesso mostra il lato più duro della nostra umanità, la poesia introduce un’energia diversa. Crea uno spazio.

Forse è questo il suo senso più profondo: aiutarci a vivere con maggiore intensità e profondità. Aiutarci, semplicemente, a essere più umani.

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